domenica 20 febbraio 2011

Sanremo

Mentre un miliardario perseguitato dall'uguaglianza sta alzando la sua linea Maginot su tutti i palinsesti, la sorpresa viene da un imprevedibile Festival di Sanremo.

Dove milioni di italiani riuniti in cucina per sentire le canzoni, vedono un Benigni che fa venire i brividi, raccontando di giovani che scrivono versi di amore per la Patria come un testamento, prima di dare la loro vita per la libertà.
La nostra.

Aspettano di farsi quattro risate con due "iene" e incontrano Gramsci che scuote gli indifferenti.

Restano svegli per vedere chi vince. E vince Vecchioni.
Con la potente speranza di chi ama ancora il suo Paese e non si rassegna.

Perché "questa notte dovrà pur finire".

lunedì 14 febbraio 2011

Diritti e dritti

Mi sono svegliato presto, sono in cucina chino sul tavolo pieno di pennarelli, scoch, carta, intento a fare il mio bellissimo cartello per la manifestazione delle donne.
Ho scritto:
DONNE + UOMINI = PERSONE (a capo) LA PARI DIGNITA' E' NELLA COSTITUZIONE!

Entra mia moglie e glielo mostro orgoglioso. Le piace.

"C'è da fare la spesa", mi dice preparando il caffè.
"Non posso, non vedi che ho da fare...".

Poi mi sento il suo sguardo sulla nuca.
Mi giro, la guardo e ci mettiamo a ridere.

(Sono andato a fare la spesa).

lunedì 24 gennaio 2011

A Marina Berlusconi...

Signora Marina Berlusconi,

e per conoscenza ai giornalisti della stampa estera in Italia,

siamo in molti ad essere stati colpiti dalla sua dichiarazione di "orrore" per la dedica che lo scrittore Saviano ha voluto rivolgere ai magistrati tra i più esposti in questo momento alla malavita ed alle pressioni indebite del Presidente del Consiglio.

Il quale, usufruendo di tutte le opportunità mediatiche di cui dispone, si è pubblicamente espresso a favore di una "punizione" per i giudici che lo stanno indagando.

Un fatto inaudito in qualsiasi paese democratico.

Signora Berluconi, lei è una donna intelligente.
Una qualità, che in questo caso non le giova.

Perché avrebbe dovuto capire - prima di rilasciare giudizi così irriguardosi nei confronti di magistrati servitori dello Stato, cioè di tutti noi - che chi prova "orrore" per i giudici, non riconosce il valore della Legge che essi amministrano.

Questa mancanza di rispetto è molto grave. Perché non è democratica.
E noi cittadini non siamo disposti a tollerarla.

Saluti.

giovedì 30 dicembre 2010

On. D'Alema, questo è troppo

"Dobbiamo tornare alla politica, quella vera. Una certa idea di apertura alla società civile ci ha portato i Calearo e gli Scilipoti"

Quando ho letto questa risposta di D'Alema alla domanda su quale fosse la missione del PD, ho finito la lettura dell'intervista su L'Unità e iniziato a scrivere questa lettera.

Perché faccio parte della "società civile".
Di un'associazione (Libertà e Giustizia) che come altre s'impegna per aumentare la consapevolezza dei cittadini, perché il Paese soffre da tempo di una siccità informativa, che genera disinformazione e indifferenza, l'humus ideale per il populismo.

Organizziamo incontri con esperti, andiamo nelle scuole con i magistrati per far amare la nostra Costituzione; nelle piazze e nei mercati per fare quella che un tempo si chiamava "contro-informazione" scrivendo volantini in modo chiaro, così che anche le persone più semplici possano capire che la politica non è una faccenda di pochi, ma di tutti.

In questa azione di supporto ai partiti - che riteniamo un patrimonio costituzionale della democrazia - ci mettiamo tempo e impegno.
Non abbiamo mai chiesto niente, convinti che fare qualcosa per migliorare il nostro Paese sia giusto e basta.

Ma chiedo a lei, On. D'Alema, di non mancare di rispetto a quanti svolgono volontariato politico nella "società civile"; di non considerarla ancora qualcosa di separato dai partiti e da cui guardarsi, perché da lì arrivano i traditori.

No, onorevole D'Alema. Questo è troppo.

Se lei non ha previsto il danno che avrebbe provocato questa sua frase, credo che la sua sensibilità politica sia insufficiente ad ampliare il consenso del PD.

lunedì 27 dicembre 2010

Monouso

Penso che l'unico modo per rimuovere la frana Berlusconi, che occupa e blocca la politica italiana, sia cambiare la legge elettorale.
Con un "governo monouso" che abbia questo unico obiettivo.

Che veda insieme tutte le forze della Costituzione - Berlusconi e Bossi l'hanno oltraggiata - per ripristinare un equilibrato sistema democratico, compromesso oggi soprattutto dall'abnorme premio di maggioranza.
L'estrogeno che gonfia la minoranza con più voti in un gigante, libero di abbandonarsi ad atti di bullismo parlamentare (le pseudo-riforme brandite dal premier contro chi gli parla di uguaglianza).

Non sono d'accordo con chi dice "già che ci siamo" affrontiamo anche le altre emergenze (lavoro, fisco, scuola, laicità...). Intendiamoci, non perché questi problemi non siano urgenti. Anzi. Ma solo perché alcune posizioni sono inconciliabili.ora e lo sarebbero anche in un "Governo della Costituzione"

Confondere soluzioni di metodo (legge elettorale) con quelle di merito (emergenze) è il modo migliore per rimanere divisi.

E fermi.

lunedì 13 dicembre 2010

Mattarelum?

Nel recente incontro dei Viola, sono stato invitato a parlare di legge elettorale in rappresentanza di Libertà e Giustizia.
Ho detto che l'obiettivo rimane una legge nuova e condivisa, ma per non passare troppo tempo per definirla mentre vige questa legge, occorre l'umiltà e la lungimiranza di tornare - intanto e rapidamente - al mattarellum.

Il problema infatti non è solo il blocco delle liste e la nomina dei parlamentari, quanto il premio di maggioranza.
Che trasforma una minoranza in una superpotenza parlamentare con il 55% dei deputati.
Allora è bene dirci che se perdiamo le elezioni, perdiamo la Costituzione.

B. non solo sverserebbe leggi ad personam nelle falde del sistema giuridico, ma diverrebbe Presidente della Repubblica.

Con conseguenze nefaste.
Come il potere di nomina di un terzo dei giudici costituzionali (per giudicare la costituzionalità delle leggi in suo favore); la presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura (in modo da condizionare la nomina e rimozione dei giudici scomodi).

Ecco perché mi sono scontrato con Pannella, che di fronte a questo baratro, si attarda su partitocrazia e berlusconismo.
Cambiare questa legge elettorale prima delle prossime elezioni non è una priorità, è un'emergenza

giovedì 14 ottobre 2010

Shalom

Sono a Tel Aviv per lavoro e la sera decido di andarmi a tagliare i capelli, come faccio di solito quando sono all'estero per fare due chiacchiere sulla situazione locale.

Dopo lo shampo la butto là: me ce la fa Israele a fare la pace con l'appoggio di Obama? Il ragazzo che parla un ottimo inglese smette di strapazzarmi la testa con l'asciugamano e mi fissa pensoso attraverso lo specchio.
"No, non ce la faremo neanche stavolta. I violenti sono troppo forti da tutte e due le parti: Hamas di là e Ortodossi di qua"

Forse fermando gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi si potrebbe dare una possibilità importante alla pace.
"Forse sì, ma ormai noi israeliani viviamo una paura costante che è diventata una depressione collettiva a bassa intensità, anche se la vita continua".

E allora?
Quando hai poca speranza, hai poca politica. E allora spari".
Pago e lo saluto. Lui mi risponde shalom, pace.

Sul treno che porta in città salgono nella stessa fermata decine di giovani in divisa. Scherzano per rubarsi a vicenda i pochi posti liberi, buttandosi gli uni sugli altri. Vicino a me si siede un gruppo di ragazze.
Che stemma è? “Della marina”
Tutte in Marina? “Sì”
Quanti anni avete? “Quasi tutte 18, tranne lei che ne ha 20 e ha quasi finito i due anni di servizio militare che dobbiamo fare, ma per i ragazzi sono tre”.
Vi manca la pace? Smettono di scherzare e nessuna risponde. Sento di aver provocato imbarazzo. Volevo dire questa guerra pesa più a voi giovani, che agli adulti… “Non lo so. E’ sempre stato così. Un po’ moriamo noi, un po’ loro… Nessuno vince, nessuno perde.” “E’ come avere sempre la febbre”, fa un’altra.
Che lavoro vorresti fare? “Non lo so. Mio padre ha un negozio di vini, ma a me non piace stare nel negozio”.
Vorresti andare via da Israele? “Perché?... questo è un bel posto”
Sì, ma non è tranquillo.

La ragazza mi sorride senza rispondermi, rimettendosi lo zaino. Il treno rallenta per la fermata. “Shalom” mi dice andando verso le porte, subito seguita dalle altre.