"Dobbiamo tornare alla politica, quella vera. Una certa idea di apertura alla società civile ci ha portato i Calearo e gli Scilipoti"
Quando ho letto questa risposta di D'Alema alla domanda su quale fosse la missione del PD, ho finito la lettura dell'intervista su L'Unità e iniziato a scrivere questa lettera.
Perché faccio parte della "società civile".
Di un'associazione (Libertà e Giustizia) che come altre s'impegna per aumentare la consapevolezza dei cittadini, perché il Paese soffre da tempo di una siccità informativa, che genera disinformazione e indifferenza, l'humus ideale per il populismo.
Organizziamo incontri con esperti, andiamo nelle scuole con i magistrati per far amare la nostra Costituzione; nelle piazze e nei mercati per fare quella che un tempo si chiamava "contro-informazione" scrivendo volantini in modo chiaro, così che anche le persone più semplici possano capire che la politica non è una faccenda di pochi, ma di tutti.
In questa azione di supporto ai partiti - che riteniamo un patrimonio costituzionale della democrazia - ci mettiamo tempo e impegno.
Non abbiamo mai chiesto niente, convinti che fare qualcosa per migliorare il nostro Paese sia giusto e basta.
Ma chiedo a lei, On. D'Alema, di non mancare di rispetto a quanti svolgono volontariato politico nella "società civile"; di non considerarla ancora qualcosa di separato dai partiti e da cui guardarsi, perché da lì arrivano i traditori.
No, onorevole D'Alema. Questo è troppo.
Se lei non ha previsto il danno che avrebbe provocato questa sua frase, credo che la sua sensibilità politica sia insufficiente ad ampliare il consenso del PD.
giovedì 30 dicembre 2010
lunedì 27 dicembre 2010
Monouso
Penso che l'unico modo per rimuovere la frana Berlusconi, che occupa e blocca la politica italiana, sia cambiare la legge elettorale.
Con un "governo monouso" che abbia questo unico obiettivo.
Che veda insieme tutte le forze della Costituzione - Berlusconi e Bossi l'hanno oltraggiata - per ripristinare un equilibrato sistema democratico, compromesso oggi soprattutto dall'abnorme premio di maggioranza.
L'estrogeno che gonfia la minoranza con più voti in un gigante, libero di abbandonarsi ad atti di bullismo parlamentare (le pseudo-riforme brandite dal premier contro chi gli parla di uguaglianza).
Non sono d'accordo con chi dice "già che ci siamo" affrontiamo anche le altre emergenze (lavoro, fisco, scuola, laicità...). Intendiamoci, non perché questi problemi non siano urgenti. Anzi. Ma solo perché alcune posizioni sono inconciliabili.ora e lo sarebbero anche in un "Governo della Costituzione"
Confondere soluzioni di metodo (legge elettorale) con quelle di merito (emergenze) è il modo migliore per rimanere divisi.
E fermi.
lunedì 13 dicembre 2010
Mattarelum?
Nel recente incontro dei Viola, sono stato invitato a parlare di legge elettorale in rappresentanza di Libertà e Giustizia.
Ho detto che l'obiettivo rimane una legge nuova e condivisa, ma per non passare troppo tempo per definirla mentre vige questa legge, occorre l'umiltà e la lungimiranza di tornare - intanto e rapidamente - al mattarellum.
Il problema infatti non è solo il blocco delle liste e la nomina dei parlamentari, quanto il premio di maggioranza.
Che trasforma una minoranza in una superpotenza parlamentare con il 55% dei deputati.
Allora è bene dirci che se perdiamo le elezioni, perdiamo la Costituzione.
B. non solo sverserebbe leggi ad personam nelle falde del sistema giuridico, ma diverrebbe Presidente della Repubblica.
Con conseguenze nefaste.
Come il potere di nomina di un terzo dei giudici costituzionali (per giudicare la costituzionalità delle leggi in suo favore); la presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura (in modo da condizionare la nomina e rimozione dei giudici scomodi).
Ecco perché mi sono scontrato con Pannella, che di fronte a questo baratro, si attarda su partitocrazia e berlusconismo.
Cambiare questa legge elettorale prima delle prossime elezioni non è una priorità, è un'emergenza
Ho detto che l'obiettivo rimane una legge nuova e condivisa, ma per non passare troppo tempo per definirla mentre vige questa legge, occorre l'umiltà e la lungimiranza di tornare - intanto e rapidamente - al mattarellum.
Il problema infatti non è solo il blocco delle liste e la nomina dei parlamentari, quanto il premio di maggioranza.
Che trasforma una minoranza in una superpotenza parlamentare con il 55% dei deputati.
Allora è bene dirci che se perdiamo le elezioni, perdiamo la Costituzione.
B. non solo sverserebbe leggi ad personam nelle falde del sistema giuridico, ma diverrebbe Presidente della Repubblica.
Con conseguenze nefaste.
Come il potere di nomina di un terzo dei giudici costituzionali (per giudicare la costituzionalità delle leggi in suo favore); la presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura (in modo da condizionare la nomina e rimozione dei giudici scomodi).
Ecco perché mi sono scontrato con Pannella, che di fronte a questo baratro, si attarda su partitocrazia e berlusconismo.
Cambiare questa legge elettorale prima delle prossime elezioni non è una priorità, è un'emergenza
giovedì 14 ottobre 2010
Shalom
Sono a Tel Aviv per lavoro e la sera decido di andarmi a tagliare i capelli, come faccio di solito quando sono all'estero per fare due chiacchiere sulla situazione locale.
Dopo lo shampo la butto là: me ce la fa Israele a fare la pace con l'appoggio di Obama? Il ragazzo che parla un ottimo inglese smette di strapazzarmi la testa con l'asciugamano e mi fissa pensoso attraverso lo specchio.
"No, non ce la faremo neanche stavolta. I violenti sono troppo forti da tutte e due le parti: Hamas di là e Ortodossi di qua"
Forse fermando gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi si potrebbe dare una possibilità importante alla pace.
"Forse sì, ma ormai noi israeliani viviamo una paura costante che è diventata una depressione collettiva a bassa intensità, anche se la vita continua".
E allora?
Quando hai poca speranza, hai poca politica. E allora spari".
Pago e lo saluto. Lui mi risponde shalom, pace.
Sul treno che porta in città salgono nella stessa fermata decine di giovani in divisa. Scherzano per rubarsi a vicenda i pochi posti liberi, buttandosi gli uni sugli altri. Vicino a me si siede un gruppo di ragazze.
Che stemma è? “Della marina”
Tutte in Marina? “Sì”
Quanti anni avete? “Quasi tutte 18, tranne lei che ne ha 20 e ha quasi finito i due anni di servizio militare che dobbiamo fare, ma per i ragazzi sono tre”.
Vi manca la pace? Smettono di scherzare e nessuna risponde. Sento di aver provocato imbarazzo. Volevo dire questa guerra pesa più a voi giovani, che agli adulti… “Non lo so. E’ sempre stato così. Un po’ moriamo noi, un po’ loro… Nessuno vince, nessuno perde.” “E’ come avere sempre la febbre”, fa un’altra.
Che lavoro vorresti fare? “Non lo so. Mio padre ha un negozio di vini, ma a me non piace stare nel negozio”.
Vorresti andare via da Israele? “Perché?... questo è un bel posto”
Sì, ma non è tranquillo.
La ragazza mi sorride senza rispondermi, rimettendosi lo zaino. Il treno rallenta per la fermata. “Shalom” mi dice andando verso le porte, subito seguita dalle altre.
Dopo lo shampo la butto là: me ce la fa Israele a fare la pace con l'appoggio di Obama? Il ragazzo che parla un ottimo inglese smette di strapazzarmi la testa con l'asciugamano e mi fissa pensoso attraverso lo specchio.
"No, non ce la faremo neanche stavolta. I violenti sono troppo forti da tutte e due le parti: Hamas di là e Ortodossi di qua"
Forse fermando gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi si potrebbe dare una possibilità importante alla pace.
"Forse sì, ma ormai noi israeliani viviamo una paura costante che è diventata una depressione collettiva a bassa intensità, anche se la vita continua".
E allora?
Quando hai poca speranza, hai poca politica. E allora spari".
Pago e lo saluto. Lui mi risponde shalom, pace.
Sul treno che porta in città salgono nella stessa fermata decine di giovani in divisa. Scherzano per rubarsi a vicenda i pochi posti liberi, buttandosi gli uni sugli altri. Vicino a me si siede un gruppo di ragazze.
Che stemma è? “Della marina”
Tutte in Marina? “Sì”
Quanti anni avete? “Quasi tutte 18, tranne lei che ne ha 20 e ha quasi finito i due anni di servizio militare che dobbiamo fare, ma per i ragazzi sono tre”.
Vi manca la pace? Smettono di scherzare e nessuna risponde. Sento di aver provocato imbarazzo. Volevo dire questa guerra pesa più a voi giovani, che agli adulti… “Non lo so. E’ sempre stato così. Un po’ moriamo noi, un po’ loro… Nessuno vince, nessuno perde.” “E’ come avere sempre la febbre”, fa un’altra.
Che lavoro vorresti fare? “Non lo so. Mio padre ha un negozio di vini, ma a me non piace stare nel negozio”.
Vorresti andare via da Israele? “Perché?... questo è un bel posto”
Sì, ma non è tranquillo.
La ragazza mi sorride senza rispondermi, rimettendosi lo zaino. Il treno rallenta per la fermata. “Shalom” mi dice andando verso le porte, subito seguita dalle altre.
mercoledì 29 settembre 2010
domenica 19 settembre 2010
Rivelino
"I nostri silenzi" (Nuestros silencios) è la mostra che il giovane artista messicano Rivelino ha allestito a Vlla Borghese nel Viale della Magnolie.
10 statue monumentali in bronzo a cera persa hanno tutte la bocca schermata da una placca, che rappresenta il silenzio.
"Ci sono volte - scrive l'artista sul pannello illustrativo - in cui assistiamo ad un ingiustizia e vorremmo dire qualcosa, ma poi non lo facciamo; in cui vorremmo incoraggiare qualcuno, ma stiamo in silenzio" .
Sento una reazione a catena di emozioni e pensieri "politici" che si propaga nella mia testa.
Penso che la maggior parte dell'umanità non può esprimersi liberamente.
E dove c'è questa possibilità, la maggior parte dellle persone non se ne serve.
10 statue monumentali in bronzo a cera persa hanno tutte la bocca schermata da una placca, che rappresenta il silenzio.
"Ci sono volte - scrive l'artista sul pannello illustrativo - in cui assistiamo ad un ingiustizia e vorremmo dire qualcosa, ma poi non lo facciamo; in cui vorremmo incoraggiare qualcuno, ma stiamo in silenzio" .
Sento una reazione a catena di emozioni e pensieri "politici" che si propaga nella mia testa.
Penso che la maggior parte dell'umanità non può esprimersi liberamente.
E dove c'è questa possibilità, la maggior parte dellle persone non se ne serve.
martedì 27 luglio 2010
Vendola
Leggo che i Giovani Democratici a Torre del Lago hanno invitato la ministra Meloni, ma non Vendola. perché - come dice il loro segretario Raciti - a loro non interessa.
Rispetto la scelta, ma non sono d'accordo.
Con l'approcccio di Vendola si può essere d'accordo o meno.
Ma è certamente una persona che ha innovato il PD veramente, cioè tramite il conflitto (primarie) con chi non lo reputava adatto.
La sua energia "innovatrice" dovrebbe incuriosire soprattutto i giovani, perché l' "impudenza del nuovo" è la qualità più bella che hanno.
Qui invece vedo troppa prudenza.
Non verrei che nell'intento di formare una nuova classe dirigente, ci trovassimo una nuova classe diligente.
Rispetto la scelta, ma non sono d'accordo.
Con l'approcccio di Vendola si può essere d'accordo o meno.
Ma è certamente una persona che ha innovato il PD veramente, cioè tramite il conflitto (primarie) con chi non lo reputava adatto.
La sua energia "innovatrice" dovrebbe incuriosire soprattutto i giovani, perché l' "impudenza del nuovo" è la qualità più bella che hanno.
Qui invece vedo troppa prudenza.
Non verrei che nell'intento di formare una nuova classe dirigente, ci trovassimo una nuova classe diligente.
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