Nel PD c'è un "equivoco giovani".
Per me giovani sono quelli che vogliono cambiare il mondo, che s'impegnano in battaglie di rinnovamento della società e del partito.
Insomma che lo spazio se lo guadagnano con iniziative, senza chiedere "quote" a nessuno.
Oggi, invece, vedo tanti vecchi trentenni, con anni di diligente "giovanile" sulle spalle, perfettamente conformi e che avanzano per scatti d'anzianità.
Se poi guardiamo i loro curricola la situazione diventa malinconica: ragazzi "maturi" che raramente hanno un titolo di studio o una professionalità (anche se alcuni, soprattutto donne, possiedono una preparazione ottima), ma che hanno sempre nuotato nelle acque tiepide dell'acquario di partito.
Quindi, sono molto contento per la candidatura della "giovane Bonino", con le sue cicatrici politiche e la sua intatta voglia di cambiare il mondo.
sabato 16 gennaio 2010
sabato 2 gennaio 2010
Istanbul
San Salvatore in Chora è una chiesa fuori dalle rotte turistiche di Istanbul, proprio perché fin dalla sua costruzione era "in chora", in campagna appunto.
Andiamo (tutta la famiglia) con i mezzi pubblici.
Uno, perché sono più divertenti di un taxi; secondo, perché il tram va come un missile nella sua bella corsia preferenziale, tagliando un traffico coagulato. Terzo, perché credo che se prendi un autobus in una città, non sei più uno straniero.
Scesi dal tram moderno e europeo, dobbiamo prendere la coincidenza di un minibus, uno "scarcassone" di almeno 30 anni ad uso dei residenti nella periferia , che solo la benevolenza di Allah e la tenacia dei turchi riescono a far camminare ancora.
Parlando in turco, l'autista senza qualche dente per sopraffare il rumore del diesel ci indica la strada a voce altissima.
La prendiamo e vediamo subito che la periferia e molto diversa dall'Ippodromo di Sultanahmet: panni stesi, buche, due gatti che si accoppiano in un cantiere con gli operai che ridono, ma senza imbarazzo, quasi con benevolenza.
Un gallo su un cartello attira la nostra attenzione e così scopriamo che (scritto a mano) quella è proprio l'indicazione della chiesa.
L'esterno è bellissimo e conservato decorosamente, data la sua veneranda età (sec.XI).
Ma è dentro che siamo letteralmente sopraffatti dalla pioggia delle immagini degli splendidi mosaici del soffitto e delle pareti.
Un racconto per fotogrammi bizantini, che narra tutta la storia di Maria ad iniziare dalla sua nascita.
E qui, c'è una vera e propria rarità: la madre Sant'Anna è ritratta con l'utero ancora dilatato dal parto e le acque che ne escono. Un realismo e una naturalezza nel trattare la nascita che non avevo mai visto prima e che mi dicono non ha pari in nessuna altra chiesa al mondo.
Passiamo da un locale ad un altro sempre a testa in su, a costo di rischiare un crampo al collo, fino a sbattere sull'immagine del magnifico ritratto di Cristo.
Un volto potente e palestinese, ben lontano dal biondo e ceruleo personaggio raffigurato nei santini che ci davano le suore al catechismo.
Una gruppo di anziani tedeschi ci pedina. Li osservo e spesso i nostri sguardi s'incrociano in sorrisi accennati e reciproci. Li ammiro, perché alla loro età (non credo ce ne fosse uno con meno di 80 anni...) vogliono ancora conoscere nuove, alla faccia dei dolori alle gambe e della prostata.
Torniamo in albergo esausti, ma io indugio un po' in strada e - approfittando della solitudine - mi concedo una ghiotta imprudenza. Compro da un venditore ambulante un "simit", una ciambella al sesamo. Lui si sforza di mantenere un contegno igienico e mi prende la ciambella con un tovagliolino, pago la mia lira (pari a circa 46 centesimi) e finalmente l'assaggio. Sarà la fame della camminata o la fragranza del sesamo, ma l'ho trovata buonissima!
A cena ci infiliamo in un ristorante senza pretese, pieno di persone locali impegnate con enormi piattoni di carne e verdure.
Con la solita sensazione di una puntata alla roulette, attacco il dito su una riga a caso del menù, ordinando un piatto con un nome che è un tamponamento a catena tra molte consonanti e poche vocali. Arriva un misto di verdure, carne e l'immancabile peperone verde alla griglia di 30 centimetri.
Andiamo a dormire con la sensazione di essere in una città ospitale e rilassata.
Penso all'ingresso della Turchia in Europa e mi sembra che non sia un azzardo, pur se con la necessità di compiere ancora qualche sforzo ancora
I pensieri si squagliano in sogni, mentre mi copro con le lenzuola che profumano di bucato asciugato al sole.
Andiamo (tutta la famiglia) con i mezzi pubblici.
Uno, perché sono più divertenti di un taxi; secondo, perché il tram va come un missile nella sua bella corsia preferenziale, tagliando un traffico coagulato. Terzo, perché credo che se prendi un autobus in una città, non sei più uno straniero.
Scesi dal tram moderno e europeo, dobbiamo prendere la coincidenza di un minibus, uno "scarcassone" di almeno 30 anni ad uso dei residenti nella periferia , che solo la benevolenza di Allah e la tenacia dei turchi riescono a far camminare ancora.
Parlando in turco, l'autista senza qualche dente per sopraffare il rumore del diesel ci indica la strada a voce altissima.
La prendiamo e vediamo subito che la periferia e molto diversa dall'Ippodromo di Sultanahmet: panni stesi, buche, due gatti che si accoppiano in un cantiere con gli operai che ridono, ma senza imbarazzo, quasi con benevolenza.
Un gallo su un cartello attira la nostra attenzione e così scopriamo che (scritto a mano) quella è proprio l'indicazione della chiesa.
L'esterno è bellissimo e conservato decorosamente, data la sua veneranda età (sec.XI).
Ma è dentro che siamo letteralmente sopraffatti dalla pioggia delle immagini degli splendidi mosaici del soffitto e delle pareti.
Un racconto per fotogrammi bizantini, che narra tutta la storia di Maria ad iniziare dalla sua nascita.
E qui, c'è una vera e propria rarità: la madre Sant'Anna è ritratta con l'utero ancora dilatato dal parto e le acque che ne escono. Un realismo e una naturalezza nel trattare la nascita che non avevo mai visto prima e che mi dicono non ha pari in nessuna altra chiesa al mondo.
Passiamo da un locale ad un altro sempre a testa in su, a costo di rischiare un crampo al collo, fino a sbattere sull'immagine del magnifico ritratto di Cristo.
Un volto potente e palestinese, ben lontano dal biondo e ceruleo personaggio raffigurato nei santini che ci davano le suore al catechismo.
Una gruppo di anziani tedeschi ci pedina. Li osservo e spesso i nostri sguardi s'incrociano in sorrisi accennati e reciproci. Li ammiro, perché alla loro età (non credo ce ne fosse uno con meno di 80 anni...) vogliono ancora conoscere nuove, alla faccia dei dolori alle gambe e della prostata.
Torniamo in albergo esausti, ma io indugio un po' in strada e - approfittando della solitudine - mi concedo una ghiotta imprudenza. Compro da un venditore ambulante un "simit", una ciambella al sesamo. Lui si sforza di mantenere un contegno igienico e mi prende la ciambella con un tovagliolino, pago la mia lira (pari a circa 46 centesimi) e finalmente l'assaggio. Sarà la fame della camminata o la fragranza del sesamo, ma l'ho trovata buonissima!
A cena ci infiliamo in un ristorante senza pretese, pieno di persone locali impegnate con enormi piattoni di carne e verdure.
Con la solita sensazione di una puntata alla roulette, attacco il dito su una riga a caso del menù, ordinando un piatto con un nome che è un tamponamento a catena tra molte consonanti e poche vocali. Arriva un misto di verdure, carne e l'immancabile peperone verde alla griglia di 30 centimetri.
Andiamo a dormire con la sensazione di essere in una città ospitale e rilassata.
Penso all'ingresso della Turchia in Europa e mi sembra che non sia un azzardo, pur se con la necessità di compiere ancora qualche sforzo ancora
I pensieri si squagliano in sogni, mentre mi copro con le lenzuola che profumano di bucato asciugato al sole.
martedì 22 dicembre 2009
Invasione
Temo l'invasione.
La fine della civiltà che mi è stata tramandata, a causa della lenta crescita di questa orda che si espande in tutto il territorio.
Di giorno in giorno, si fanno più arroganti, non si vogliono integrare perché odiano la nostra cultura, disprezzano i nostri simboli nazionali, la nostra Costituzione. Fanno strani riti, a cui partecipatano uomi e donne che urlano. incitati da oratori che predicano lo scontro di civiltà.
Noi all'inizio li abbiamo accolti con disponibilità, ma loro ci hanno sempre ripagato con disprezzo e chiusura
Temo l'invasione dei Leghisti.
La fine della civiltà che mi è stata tramandata, a causa della lenta crescita di questa orda che si espande in tutto il territorio.
Di giorno in giorno, si fanno più arroganti, non si vogliono integrare perché odiano la nostra cultura, disprezzano i nostri simboli nazionali, la nostra Costituzione. Fanno strani riti, a cui partecipatano uomi e donne che urlano. incitati da oratori che predicano lo scontro di civiltà.
Noi all'inizio li abbiamo accolti con disponibilità, ma loro ci hanno sempre ripagato con disprezzo e chiusura
Temo l'invasione dei Leghisti.
sabato 19 dicembre 2009
Welcome
Bilal vuole raggiungere la sua ragazza Minah emigrata in Inghilterra.
Con la terra se la cava bene e in tre mesi arriva dall'Iran fino alle coste di Calais.
Perché lì inizia l'acqua.
Un elemento dove non si sa muovere, come nel mondo dei suoi amici figgiaschi anche loro, che lo emarginano subito.
L'amore brucia e il diciassettenne Bilal decide di investire i suoi ultimi soldi per prendere lezioni di nuoto e imparare a vincere anche l'acqua del mare che la separa da Minah.
Simon si presta, ma con scarso entusiasmo.
Ha altre rogne per la testa, come la sua relazione matrimonale che si sta sgretolando di giorno in giorno. La sua ex moglie, un attivista che sfama gli immigrati portando loro cibo fino sulla spiaggia, lo rimprevera di essere indifferente ai problemi sociali. E Simon incassa, incapace di reagire a questo suo fallimento.
Quando capisce i propositi di Bilal lo sconsiglia col il distacco dell'ex campione di nuoto, spiegandogli che per attraversare la Manica a nuoto ci vogliono anni di allenamento e la fortuna di non incontrare una petroliera che ti schiaccia.
Ma per Bilal, Minah è la sua unica ragione di vita. E per lei è disposto a perderla.
Il film ha un passo leggero; senza colpi di scena porta il confronto tra i due sempre più su un piano esistenziale: un francese che ha tutto per sopravvivere, meno un senso da dare alla sua vita; un migrante che non ha nulla, ma ha un sogno che lo accende di energia e resistenza.
Welcome non è un film dalla grande gestualità, ma la sua potenza sta proprio nel minimalismo anti-spettacolare.
La solidarietà emerge dal quotidiano come se fosse la cosa più scontata del mondo.
Un uomo che aiuta un altro uomo non fa un'opera buona, ma semplicemnte una cosa normale.
Simon scopre che la storia del ragazzo e lentamente se ne fa carico.
Il suo impellente sogno d'amore è quasi il riscatto del suo fallimento matrimoniale.
Anzi, di più: può dare un senso alla sua vita.
Philippe Lioret - autore e regista - realizza un film forte, scarno, essenziale sul tema dell'immigrazione, senza siparietti sentimentali.
E con questa sua sobrietà è riuscito toccare le incrostazioni di ipocrisia e razzismo che ognuno si porta dentro. E solo questione di profondità.
Con la terra se la cava bene e in tre mesi arriva dall'Iran fino alle coste di Calais.
Perché lì inizia l'acqua.
Un elemento dove non si sa muovere, come nel mondo dei suoi amici figgiaschi anche loro, che lo emarginano subito.
L'amore brucia e il diciassettenne Bilal decide di investire i suoi ultimi soldi per prendere lezioni di nuoto e imparare a vincere anche l'acqua del mare che la separa da Minah.
Simon si presta, ma con scarso entusiasmo.
Ha altre rogne per la testa, come la sua relazione matrimonale che si sta sgretolando di giorno in giorno. La sua ex moglie, un attivista che sfama gli immigrati portando loro cibo fino sulla spiaggia, lo rimprevera di essere indifferente ai problemi sociali. E Simon incassa, incapace di reagire a questo suo fallimento.
Quando capisce i propositi di Bilal lo sconsiglia col il distacco dell'ex campione di nuoto, spiegandogli che per attraversare la Manica a nuoto ci vogliono anni di allenamento e la fortuna di non incontrare una petroliera che ti schiaccia.
Ma per Bilal, Minah è la sua unica ragione di vita. E per lei è disposto a perderla.
Il film ha un passo leggero; senza colpi di scena porta il confronto tra i due sempre più su un piano esistenziale: un francese che ha tutto per sopravvivere, meno un senso da dare alla sua vita; un migrante che non ha nulla, ma ha un sogno che lo accende di energia e resistenza.
Welcome non è un film dalla grande gestualità, ma la sua potenza sta proprio nel minimalismo anti-spettacolare.
La solidarietà emerge dal quotidiano come se fosse la cosa più scontata del mondo.
Un uomo che aiuta un altro uomo non fa un'opera buona, ma semplicemnte una cosa normale.
Simon scopre che la storia del ragazzo e lentamente se ne fa carico.
Il suo impellente sogno d'amore è quasi il riscatto del suo fallimento matrimoniale.
Anzi, di più: può dare un senso alla sua vita.
Philippe Lioret - autore e regista - realizza un film forte, scarno, essenziale sul tema dell'immigrazione, senza siparietti sentimentali.
E con questa sua sobrietà è riuscito toccare le incrostazioni di ipocrisia e razzismo che ognuno si porta dentro. E solo questione di profondità.
venerdì 18 dicembre 2009
Sputo fiscale
Un altro scudo fiscale, la proroga del precedente.
Un altro insulto a chi con il reddito fisso tiene sulle spalle il peso di gran parte delle spese del Paese.
L'ennesima conferma che questo Governo premia con forti sconti i ricchi furbi evasori e spreme le buste paga dei contribuenti onesti fino all'ultimo centesimo.
Altro che scudo fiscale, questo è uno "sputo fiscale", che mostra il disprezzo verso la progressività della tassazione, prevista dalla Costituzione.
Ancora una volta - nei fatti - violata.
Un altro insulto a chi con il reddito fisso tiene sulle spalle il peso di gran parte delle spese del Paese.
L'ennesima conferma che questo Governo premia con forti sconti i ricchi furbi evasori e spreme le buste paga dei contribuenti onesti fino all'ultimo centesimo.
Altro che scudo fiscale, questo è uno "sputo fiscale", che mostra il disprezzo verso la progressività della tassazione, prevista dalla Costituzione.
Ancora una volta - nei fatti - violata.
martedì 8 dicembre 2009
Escamotage
Riunione d'urgenza dell'Ufficio Stampa del PDL per trovare una soluzione dopo l'incidente diplomatico provocato dalla Lega con il Cardinale Tettamanzi e le dichiarazioni di Fini sul presepe pieno di extracomunitari "a partire dai re Magi".
Ho trovato! - fa un prestigioso avvocato - faremo il "Presepe Breve".
Silenzio nella sala riunioni; molti si grattano la testa...
Ma non capite? - incalza il prestigioso avvocato - noi diciamo a Porta a Porta che il Presepe è di tutti; poi facciamo un bel decreto legge che impone la chiusura del presepe il 5 gennaio; la notte stessa organizziamo uno sgombero con la forza pubblica di pastorelli, pescivendole, oche e pecorelle; così quando il 6 arrivano i re Magi non c'è più niente, neanche un presepe; e loro se ne tornano indietro, senza che nessuno ci possa dire che siamo razzisti..."
Applausi e pacche sulle spalle.
Tutti si avviano al buffet natalizio nella stanza di là.
Ho trovato! - fa un prestigioso avvocato - faremo il "Presepe Breve".
Silenzio nella sala riunioni; molti si grattano la testa...
Ma non capite? - incalza il prestigioso avvocato - noi diciamo a Porta a Porta che il Presepe è di tutti; poi facciamo un bel decreto legge che impone la chiusura del presepe il 5 gennaio; la notte stessa organizziamo uno sgombero con la forza pubblica di pastorelli, pescivendole, oche e pecorelle; così quando il 6 arrivano i re Magi non c'è più niente, neanche un presepe; e loro se ne tornano indietro, senza che nessuno ci possa dire che siamo razzisti..."
Applausi e pacche sulle spalle.
Tutti si avviano al buffet natalizio nella stanza di là.
domenica 6 dicembre 2009
Viola
Stappiamo l'Italia!
Forse è questa la frase che sintetizza meglio il NO B Day.
Perché tutti noi del corteo sentivamo che il problema di questo paese è diventato il blocco a cui Berlusconi l'ha condannato con il suo bullismo politico.
Ma c'è ancora chi pensa che manifestare contro questo sopruso sia "fare un favore a lui".
Beh, a questi fini strateghi, mandiamo un messaggio chiaro: non ne possiamo più dei tentennamenti del PD, delle sparate di Di Pietro, delle furbizie di Casini, dello spaccacapellismo della Sinistra.
Qui c'è un grumo eversivo anticostituzionale che si chiama berlusconismo e un paese - il nostro - che rischia l'ictus democratico.
Ecco, mentre l'opposizione continua a dire nei microfoni di partito che ci vuole ben altro, è questo il "fuori onda" che viene da Piazza San Giovanni.
(Perché proprio il viola? Vien fuori dalle nostre bandiere rosse, mischiate alla nostra incazzatura nera...)
Forse è questa la frase che sintetizza meglio il NO B Day.
Perché tutti noi del corteo sentivamo che il problema di questo paese è diventato il blocco a cui Berlusconi l'ha condannato con il suo bullismo politico.
Ma c'è ancora chi pensa che manifestare contro questo sopruso sia "fare un favore a lui".
Beh, a questi fini strateghi, mandiamo un messaggio chiaro: non ne possiamo più dei tentennamenti del PD, delle sparate di Di Pietro, delle furbizie di Casini, dello spaccacapellismo della Sinistra.
Qui c'è un grumo eversivo anticostituzionale che si chiama berlusconismo e un paese - il nostro - che rischia l'ictus democratico.
Ecco, mentre l'opposizione continua a dire nei microfoni di partito che ci vuole ben altro, è questo il "fuori onda" che viene da Piazza San Giovanni.
(Perché proprio il viola? Vien fuori dalle nostre bandiere rosse, mischiate alla nostra incazzatura nera...)
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